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Pieve di San Giovanni Evangelista e Santa Maria Assunta

Le origini della chiesa di S. Maria e S. Giovanni sono molto antiche e riguardano il primo impianto ecclesiastico, di cui si hanno notizie ad iniziare dal 26 Giugno 750, anno in cui si nomina per la prima volta la chiesa di "S. Maria di Cassina"; successivamente nell'anno 801 veniva gia' citata come Pieve Battesimale. Un'altra pergamena del 935 oltre ad informarci che la medesima era anche dedicata a S. Giovanni Evangelista, ci indica pure la posizione che in quell'epoca gli apparteneva: "collocato ecclesiae S. Jokannis in loco Cassina". Tale edificio, oggi ormai praticamente scomparso, fu sostituito dalla bella Pieve Romanica costruita tra l'XI e il XII secolo. Le poche vestigia di questo edificio sono ancora oggi comunque riscontrabili nella chiesa o Cappella del S. S. Sacramento, che ne ricalca la pianta ed in particolar modo la facciata, che presenta parte delle antiche strutture. L'interno della chiesa come oggi si presenta e' di impostazione classica "basilicale", suddivisa in tre navate di cui la centrale piu' vasta e spaziosa e' conclusa da un notevole emiciclo absidale. Le colonne sorreggono una serie di arcate a tutto sesto, pausate da due pilastri di grandi dimensioni. Queste sono per la gran parte marmoree, insieme ad altre di granito rosa e di cipollino (cipollato greco). recuperate da strutture preesistenti, e sormontate da capitelli di bella fattura, anch'essi di recupero che si collocano cronologicamente in un periodo fino alla tarda eta' imperiale. che va dal I sec. d.C. al III d. C. La facciata rivela l'esistenza di un vero rapporto proporzionale, che sta alla base di tutto il progetto: l'evidente ricorso alle figure geometriche, alla ricerca palese di rapporti ed equivalenze razionali, ci fa pensare alla notevole influenza subita dall'autore da parte della cultura compositiva di tipo Buschetiano. Diverse sono le incongruenze rispetto al progetto iniziale che si palesano dal parato lapideo, ricavato con blocchi di varie misure, ben tagliati a spigoli vivi, di un tipo di verrucano di un colore caldo solare, incongruenze dovute essenzialmente alle molteplici difficolta' di messa in opera, tra cui l'alternanza di alcune fasi operative o la problematica del riadattamento anche di parti del preesistente edificio. In uno studio piu' attento della facciata e con l'applicazione di un tessuto modulare a base quadrata, si evidenziano ulteriormente le priorita' compositive del complesso, dove al di la' di piccole imperfezioni dimensionali, e' ben evidente la struttura della trama. La facciata e' suddivisa verticalmente in quattro parti uguali, di cui le due centrali dimensionano mirabilmente la parte sopraelevata con la bifora; orizzontalmente, due facce dalle stesse dimensioni sottolineano la cornice d'appoggio delle lesene superiori, tracciando anche la meta' esatta del quadrato di base. Il quadrato e' il piu' significativo riferimento geometrico all'interno della maglia compositiva: ogni modulo (che e' appunto di forma quadrata) tende a scandire gli elementi significativi, la dimensione delle lesene, la larghezza dei pilastri laterali, nonche' l'altezza degli architravi delle porte o l'inserimento dei capitelli modanati al termine delle lesene stesse, si era data vita alla fine di quell'XI secolo ad un vero capolavoro dell'arte "Romanica Pisana".

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Santuario della Madonna dell'acqua

La presenza di un piccolo Oratorio la' dove l'Arno compie una larga ansa, e' data per certa fin dai primi anni del 1400; alla distanza di circa un chilometro da Porta Fiorentina si venerava un'immagine di Maria S. S., posta a salvaguardia e protezione dall'impetuosita' del fiume, immagine ritenuta miracolosa ed alla quale i cascinesi erano particolarmente devoti. Dipinta ad affresco, staccata probabilmente dal primitivo oratorio, risulta piu' volte restaurata; giudicata di buona fattura in base alla forma aggraziata del volto, e' comunque di difficile datazione: alcuni la vogliono contemporanea agli affreschi dell'Oratorio di S. Giovanni ma sono solo delle ipotesi. Ulteriori manifestazioni prodigiose attribuite alla Madonna, e la sempre piu' vicina ed incombente presenza del fiume, in tempi in cui le arginature non erano ancora ne' codificate ne' erette, spinsero i popoli di Cascina e dei paesi circonvicini a trasformare l'antica cappella in un edificio piu' solido ed accogliente, l'attuale Santuario. Si raccolsero offerte da tutto il circondario, istituendo addirittura un'apposita "Opera della Madonna della Figuretta" e tra il 1613 e il 1619, si compi' la costruzione su disegno dell'architetto Ramoscelli. La chiesa, a pianta centrale a croce greca, costruita completamente in laterizio, compreso il piccolo campanile impostato tra due dei quattro bracci laterali, accolse subito la venerata immagine e fu successivamente munita dei vari altari. La presenza del cotto ci fa pensare a Cascina, anch'essa costruita prevalentemente con lo stesso materiale: risulta molto probabile che tali materiali provengano dall'antico borgo fluviale della Rotta. In questa localita', l'utilizzazione delle argille depositate dall'Arno, infatti, consentirono per secoli la produzione dei mattoni di cui gli abitanti erano divenuti fabbricanti molto esperti. Per il mantenimento dell'opera fu organizzata una sorta di supervisione laica, sotto la pertinenza di un Magistrato Fiorentino che amministrava le entrate affidando i compiti di culto a due sacerdoti, generalmente cascinesi. In seguito, non potendo la comunita' sopportare oltre il peso della custodia del Santuario, e con il sopraggiungere di nuove esigenze di servizi religiosi, dovute all'aumento della popolazione, si supplico' nell'anno 1628 il Granduca di Toscana di sostituire l'uso della cappellania con nuove istituzioni, il quale fece insediare nei pressi della chiesa una piccola comunita' di Regolari Francescani Osservanti che la gestirono per innumerevoli anni.

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Oratorio di S. Giovanni

Fu Bartolo Palmieri a volere l'Oratorio, commissionandone gli affreschi a Martino di Bartolomeo anche se mons. Pasquale Stefanini, nel suo piccolo ma esauriente libro sull'argomento, e' il primo a lamentarsi per la scarsita' di documenti relativi alla storia del tempio. L'unica eccezione consiste in un manoscritto di Brunone Navacchi, inserito nella raccolta di documenti di casa Palmieri, contenente alcune notizie che sono pero', come egli dice, frammentarie ed errateLa chiesa dei "Cavalieri di Malta" fu costruita nell'ultimo decennio del 1300 e dedicata fin dall'inizio a S. Giovanni Battista. L'edificio e' interamente affrescato al suo interno. Da un memoriale di un patrizio napoletano, il sig.Commendatore don Francesco d'Andrea, scritto intorno al 1774, si traggono alcune descrizioni dell'Oratorio, posto "nella terra di Cascina, luogo dove si celebrava la messa tutti i giorni festivi, con l'obbligo della presenza ma non del sacrificio". La narrazione continua descrivendo attentamente la suddivisione interna dell'edificio, la pila dell'acqua santa, l'altare con la mensa in legno, il ciborio, la sepoltura davanti allo stesso altare con "chiusino in marmo" e le otto panchette sparse per la chiesa per potersi inginocchiare. Interessante e' il riferimento alle due finestre di "mano destra" (non coeve con la chiesa ma aperte piu' tardi a scapito degli stessi affreschi). Interessante tra le varie citazioni e' la presenza nel coronamento del tetto di "merli di lavoro", merli dei quali non si conosce peraltro la forma ma, trattandosi di un edificio costruito alla fine del 1300, e' presumibile fossero di conformazione ghibellina, come quelli sulla piccola torre che si trovava al centro del chiostro della Pieve. Le condizioni dell'edificio e degli affreschi cominciarono a farsi precarie gia' nel 1623, tanto che Giuliano dei Medici ordinava una serie di lavori di restauro, lavori che sempre piu' spesso si resero necessari. Nel luglio del 1717, un illustre cittadino, il gia' citato Bruno Navacchi, sottolineava che: "dalla volta della chiesa cascava in alcuni luoghi la pittura, per l'acqua che era penetrata dentro le pareti, e gli affreschi per l'umidita' avevano perduto il loro colore, tanto che in poco tempo non si potra' conoscere ne' iscritioni ne' l'istorie". Ulteriori restauri furono fatti eseguire nel 1728, da Giovanni Ricci, Commendatore della Chiesa ma, non fu raggiunto un risultato positivo, visto che pochi anni dopo, tra il 1776 e il 1783, le pitture erano ancora descritte come "corrose e scrostate dagli anni e dall'umidita'". La decadenza dell'edificio fece il resto. In seguito, come conseguenza della soppressione delle congregazioni religiose, l'Oratorio fu profanato e "allivellato" (dato in enfituesi) a Giuseppe Iacoponi Marrante; da allora fu adibito ad usi non conformi alla sacralita' dell'ambiente, quali a deposito di legna e di zolfo, a bottega di falegname, e perfino a stalla. Nel 1846 Francesco Bonaini riscopri' gli affreschi della chiesa di S. Giovanni di Cascina, e per primo ne pubblico' un'accurata e molto preziosa descrizione. Grazie all'interessamento di Mons. Pasquale Stefanini ed al suo grande amore per l'arte e per il suo paese il 12 Ottobre 1921, vi si dette inizio ad una lunga serie di restauri; in un primo tempo furono interessate le strutture architettoniche, ripristinando l'originaria parete di fondo, riaprendo la piccola porta e la finestrella accanto all'altare, dando all'esterno la configurazione attuale anche se sensibilmente diversa dalle descrizioni settecentesche. Poi si restaurarono gli affreschi, ormai in condizioni d'estrema urgenza per il grave deterioramento del tessuto pittorico; l'intervento operativo fu effettuato in un primo tempo dal pittore Tommaso Baldini con la collaborazione della propria consorte, alla morte del quale fu completato dal pittore Amedeo Benini. L'intervento fu improntato su di una condizione quasi di "rifacimento", ed i ritocchi dei contorni in alcuni tratti, e talvolta alcuni ripassi approssimativi, alterarono sia i profili delle figure, sia le stesse stesure cromatiche. La chiesetta fu riaperta al culto con una straordinaria manifestazione tenutasi il 19 giugno 1932. In tempi recenti lo stato degli affreschi si era fatto di nuovo instabile, precario ma grazie all'impegno dell'Amministrazione Comunale guidata dalla Dott. Burresi, attraverso il Ministero per i Beni Culturali, nonche' il fattivo interessamento della Provincia di Pisa, si e' effettuato di nuovo, e si spera definitivamente, un restauro conservativo terminato recentemente. Restituendo di nuovo l'Oratorio alla cittadinanza il 7 Dicembre 2001.

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La chiesa di S. Croce in Cascina

Inserita nel complesso chiesastico della Propositura di Cascina, la Chiesa di Santa Croce rappresenta un significativo esempio di Architettura seicentesca. Documentazioni storiche relative all'edificio stesso ne attribuiscono la paternita' ad Orazio Cecconi ed al fratello Vincenzo, facendo risalire l'inizio dei lavori intorno all'anno 1633. Le opere di costruzione si protrassero per una durata di circa quattordici anni, fino all'anno 1647. Pare tuttavia che il corpo di fabbrica sorga su un impianto di epoca anteriore, destinato al cosiddetto Oratorio di Santa Durante il corso dei secoli passati l'edificio e' stato sottoposto ad ulteriori interventi, cosi' e' documentata la realizzazione di una notevole ristrutturazione tra il sesto e il settimo decennio del Settecento, la cui entita' fa desumere una vera e propria ricostruzione. Dal punto di vista architettonico, l'edificio presenta un impianto semplice a navata unica, terminante con una cappella rettangolare posta dietro l'altare avente funzione di Coro - e da due piccoli vani laterali adibiti distintamente a piccola Sacrestia e ad accesso secondario. La struttura portante risulta costituita da una cortina in muratura mista in pietra e mattoni, ripartita in piu' campate da semipilastri inglobati nel paramento murario, mentre l'interno dell'edificio risulta invece "opposto" alla semplicita' esterna, rispecchiando il tipico carattere sfarzoso del gusto tardo barocco, con ricche decorazioni a stucco e lunette porta immagini. Le pareti interne sono ritmate da paraste sormontate da capitelli a stucco, decorati da fantasiose foglie di acanto e volute .Una ricca cornice continua si sviluppa su tutte le strutture perimetrali, costituendo la linea di imposta del sistema di controsoffittatura, realizzato a volta a botte lunettata. Nelle lunette sono inoltre ricavate quattro finestrature per lato, inquadrate da cornice. Il sistema costruttivo della controsoffittatura ha una struttura voltata in foglio di mattoni, collegata ad un sistema di arconi a tutto sesto collegati ai pilastri laterali. Questo costituisce un sistema statico leggero, tale da non esercitare grosse spinte sui muri perimetrali. Gli arconi suddividono in quattro spartiture la controsoffittatura, lasciando spazio ad una decorazione alterna, costituita da campiture affrescate, con soggetto inneggiante la storia della Santa Croce, cornici e soggetti floreali di gusto squisitamente baroccheggiante. Sulle pareti longitudinali si inseriscono, su ciascun lato, ancora quattro lesene, decorate in finto marmo. Queste, oltre a costituire l'elemento architettonico in elevazione, a tergo delle quali insistono i pilastri e su cui si impostano gli arconi della soffittatura, hanno la funzione di scandire ulteriormente la superficie muraria perimetrale, lungo l'asse maggiore, lasciando spazio a teche raffiguranti immagini religiose arricchite da cornici, stucchi vari e puttini. La ricca decorazione di insieme culmina infine nell'area absidale, la cui parete frontale lascia spazio a una finestra lobata, orientata sul lato est. All'interno, detta finestra e' enfatizzata con una cornice in stucco di particolar pregio, arricchita con volute e puttini; la parete risulta inoltre inquadrata - nella parte sottostante la finestra - con due lesene "a spigolo", decorate a finto marmo da capitelli compositi. La decorazione interna, abbondante e calibratissima allo stesso tempo, si avvale degli apporti di materiali diversi; il marmo, nel bellissimo fonte ottagono che campeggia al centro della navata e nell'altare centrale o finto nelle lesene marmorizzate, il gesso, nelle cornici dei quadri, delle finestre, nel cornicione, piuttosto aggettante, che segna tutto il perimetro superiore delle pareti; lo stucco, nei motivi plastici, figurativi astratti, delle cornici, delle sovrapporte, delle sovrafinestre; gli affreschi, sulle volte e le tele, ai lati della navata, il tutto insieme ai legni delle panche, l'oro negli stucchi del soffitto e nelle sovrapporte della zona presbiteriale. La presenza di importanti opere scultoree in marmo, il fonte e l'altare, segnano una realta' piuttosto originale all'interno della plastica pisana settecentesca. L'altare rialzato da un gradino ha una forma leggermente concava, abbellito da pregevoli intarsi marmorei e da inserti figurativi (gli angeli-mensola e le teste di cherubini) fu eseguito fra il 1759 ed il 1761 da Carlo Francesco Jori ed installato da Pompeo Franchi gli stessi che hanno operato molto nelle decorazioni scultoree della Certosa di Calci. La tipologia di questo altare e' riscontrabile nell'altare della Chiesa di Santa Marta, realizzato nel 1764 da Giuseppe Vacca', scultore noto di origine carrarese. La decorazione a stucco dell'interno e' attribuita a Carlo Antonio Ferri, attivo nella decorazione della Cappella della Santissima Annunziata della Certosa di Calci. La decorazione del Ferri ha un vastissimo repertorio di motivi decorativi, come negli spunti figurativi, nelle ghirlande di fiori e foglie che contornano i lati delle finestre, nelle volute dei capitelli, nei fregi della parte superiore delle pareti laterali del presbiterio, nelle cornici modanate, nelle teste dei cherubini ecc. Veri accenti di virtuosismo si leggono nella struttura in gesso e stucco, sovrapposta alla parete di fondo della cappella contenente, al centro, la tela raffigurante San Giovanni Battista, caratterizzata da due pilastri, marmorizzati, con capitelli compositi sorreggenti lo stemma centrale su cui troneggia la scritta "NOVO EXTRUCTO FONTE D. JOANI BAPT.DIC.A.D.MDCCLXXXVI" che allude alla trasformazione della chiesa in "battistero della pieve" dopo la dopo la soppressione della compagnia officiante.