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I santi patroni - SS. Innocenzo e Fiorentino

I santi patroni di Cascina sono storicamente S. Innocenzo e S. Fiorentino. La loro storia viene da lontano, anche se non sappiamo molto della loro vita; giunsero a Cascina in tempi diversi e per diverse vie, suscitando anche iniziali controversie poi gradualmente appianate. La pratica della traslazione dei Martiri dagli antichi cimiteri (le catacombe) inizio' molto presto, anche se con delle interruzioni; gia' nel VII secolo questa consuetudine era ormai acquisita, divenendo sempre piu' frequente tra l'VIII e il IX secolo. Anche i nostri due santi patroni provengono da questi antichi cimiteri, per giungere poi ad essere venerati nella nostra cittadina. Il bisogno di nuove devozioni e la necessita' di un patrono furono una conseguenza anche della ripresa delle iniziative a carattere religioso, a seguito di alcuni decenni di "Controriforma Disciplinare" intorno al 1630. Si ripristinarono le antiche cerimonie e si diffusero nuove associazioni, come quella del S. S. Sacramento e della S. Croce, insieme ad altre, sempre nel territorio di Cascina, come la Compagnia della Madonna dei Sette Dolori o la Madonna del Soccorso di Marciana; quest'ultima, le cui notizie risalgono al 1649, era costituita ed amministrata esclusivamente dalle donne, svolgendo le sue funzioni nella chiesa di S. Michele e di S. Bartolomeo di Marciana. Nel 1678 viene donata alla Pieve di Cascina, da parte dell'allora priore della Certosa di Calci don Basilio Righi, grazie anche all'interessamento del piovano Valerio Donati e del medico cascinese Cristofano Navacchi, una reliquia del corpo di un fanciullo riconosciuto martire, S. Innocenzo. Nel 1681 i rappresentanti della comunita' di Cascina ottenevano dopo le richieste fatte all'Abate Apollonio Bassetti, segretario del Granduca Cosimo III, il corpo di S. Fiorentino Martire per esporlo alla pubblica venerazione, ottenendolo e custodendolo per 14 anni. Si puo' verosimilmente far risalire a questo periodo la venerazione verso S. Fiorentino da parte dei rappresentanti della comunita', nonche' dalla comunita' cascinese. Le celebrazioni istituite da parte del comune per questo nuovo santo, avvenivano ogni anno nel mese di Agosto con l'esposizione del corpo, ma non avevano evidentemente "assegnamenti sufficenti da poter fare della esposizione con quella pompa e splendore" come avrebbero desiderato: evidentemente cio' era dovuto anche al boicottaggio del pievano che mal digeriva questa ritenuta intrusione. Cosi' il 26 Agosto 1695, con una lettera inviata al Granduca, si supplicava questi di concedere il permesso di esporre le reliquie nello stesso giorno in cui si esponevano quelle di S. Innocenzo, arrivando ad unificare le due manifestazioni in un unico giorno, l'ultima domenica di Luglio. Oggi la festa dei Santi Patroni di Cascina si celebra in Maggio l'ultimo Martedi' di questo mese. L'altare destinato a conservare le reliquie era dedicato originariamente a S. Innocenzo, come ci illustra Lara Ciampi, in occasione del restauro della Cappella, avvenuto recentemente: "lo troviamo menzionato nelle Visite Pastorali dai primi anni del Sec..XVIII; durante la seconda meta' del secolo assunse la doppia titolazione. A seguito della iniziativa intrapresa dal pievano Isidoro Ballerini, nei primi anni dell'Ottocento, di realizzare una vera e propria Cappella dedicata ai santi, fu costruito nel 1808 l'altare tutt'ora esistente. Probabilmente nella stessa occasione, furono eseguite anche le decorazioni pittoriche della Cappella, da ritenersi quindi coeva all'erezione del nuovo altare. La struttura compositiva della Cappella riprende i moduli della decorazione a quadrature-allora molto diffusa anche se nella rappresentazione illusionistica di taluni elementi architettonici, come gli archi laterali sulla volta, risulta a tratti incerta. Sulle pareti arricchite di finte lesene scanalate, trovano spazio, entro riquadri incorniciati, le raffigurazioni a monocromo del Martirio di S. Innocenzo, e del Martirio di S. Fiorentino. Sopra di esse sono visibili le personificazioni di due delle quattro Virtu' Cardinali: la Giustizia raffigurata con la spada e con la bilancia, simbolo di imparzialita' e la Fortezza raffigurata con il Leone simbolo di coraggio. Al centro, la volta della Cappella si apre illusoriamente, sul cielo popolato di putti e angeli musicanti che assistono all'Incoronazione dei Santi Innocenzo e Fiorentino. La decorazione centrale della volta, per soluzioni stilistiche rilevabili soprattutto nell'elaborazione dei panneggi, ricorda i modi di Giuseppe Bacchini, pittore cascinese allievo di Giovan Battista Tempesti, attestato nei documenti come figurista. Bacchiniani paiono essere pure i monocromi delle pareti, anche se piu' corretti nell'impostazione delle scene e dei soggetti raffigurati; fino ad oggi questi erano completamente nascosti sotto strati di pittura a calce che li ha preservati da successive ridipinture presenti, invece sulla parete centrale della volta prima del restauro".

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I santi patroni - S. Sebastiano

San Sebastiano e' anch'esso santo patrono di Cascina. Secondo la leggenda il santo visse quando l'impero era guidato da Diocleziano. Nacque forse a Milano da padre di Narbona e da madre milanese, e fu istruito nei principi della fede cristiana. Si reco' poi a Roma dove entro' a contatto con la cerchia militare alla diretta dipendenza degli imperatori. Divenuto alto ufficiale dell'esercito imperiale, fece presto carriera e fu il comandante della prestigiosa prima coorte della prima legione, di stanza a Roma per la difesa dell'Imperatore. In questo contesto, forte del suo ruolo, pote' sostenere i cristiani incarcerati, provvedere alla sepoltura dei martiri e diffondere il cristianesimo tra i funzionari e i militari di corte, approfittando della propria carica imperiale. La Passio racconta che un giorno due giovani cristiani, Marco e Marcelliano, figli di un certo Tranquillino, furono arrestati su ordine del prefetto Cromazio. Il padre fece appello a una dilazione di trenta giorni per il processo, per convincere i figli a desistere e sottrarsi alla condanna sacrificando agli dei. I fratelli erano ormai sul punto di cedere quando Sebastiano fece loro visita persuadendoli a perserverare nella loro fede e a superare eroicamente la morte. Mentre dialogava con loro, il viso del tribuno fu irradiato da una luce miracolosa che lascio' esterrefatti i presenti, tra cui Zoe, la moglie di Nicostrato, capo della cancelleria imperiale, muta da sei anni. La donna si prostro' ai piedi del tribuno il quale, invocando la grazia divina, le pose le proprie mani sulle labbra e fece un segno di croce, ridonandole la voce. Il prodigio di Sebastiano porto' alla conversione un nutrito numero di presenti: Zoe col marito Nicostrato e il cognato Castorio, il prefetto romano Cromazio e suo figlio Tiburzio. Cromazio rinuncio' alla propria carica di prefetto e si ritiro' con altri cristiani convertiti in una sua villa in Campania. Il figlio invece rimase a Roma dove pati' il martirio, poi, uno a uno, anche gli altri neocristiani morirono per aver abbracciato la nuova religione: Marco e Marcelliano finirono trafitti da lance, il loro padre Tranquillino lapidato, Zoe sospesa per i capelli a un albero e arrostita. Quando Diocleziano, che aveva in profondo odio i fedeli a Cristo, scopri' che Sebastiano era cristiano esclamo': "Io ti ho sempre tenuto fra i maggiorenti del mio palazzo e tu hai operato nell'ombra contro di me."; Sebastiano fu quindi da lui condannato a morte. Fu legato ad un palo in un sito del colle Palatino, denudato, e trafitto da cosi' tante frecce da sembrare un istrice. I soldati, al vederlo morente e perforato dai dardi, lo credettero morto e lo abbandonarono sul luogo affinche' le sue carni cibassero le bestie selvatiche; ma non lo era, e Santa Irene, che ando' a recuperarne il corpo per dargli sepoltura, si accorse che il soldato era ancora vivo, per cui lo trasporto' nella sua dimora sul Palatino e prese a curarlo dalle molte ferite con pia dedizione. Sebastiano, prodigiosamente sanato, nonostante i suoi amici gli consigliassero di abbandonare la citta', decise di proclamare la sua fede al cospetto dell'imperatore che gli aveva comminato il supplizio. Il santo raggiunse coraggiosamente Diocleziano e il suo associato Massimiano, che presiedevano alle funzioni nel tempio eretto da Eliogabalo, in onore del Sole Invitto, poi dedicato a Ercole, e li rimprovero' per le persecuzioni contro i cristiani. Sorpreso alla vista del suo soldato ancora vivo, Diocleziano diede freddamente ordine che Sebastiano fosse flagellato a morte, castigo che fu eseguito nel 304 nell'ippodromo del Palatino, per poi gettarne il corpo nella Cloaca Maxima.